mercoledì 29 aprile 2015

Cinema americano/Eat, Pray, Love























Sceneggiatura 6: bestseller, tripartizione, temi di attualità contingente e sempiterna, i flash-back non propriamente sistematici finalizzati all'evoluzione di un'interiorità perduta.
Scenografia 6,5: location di validità arcinota, tra i ristoranti delle Botteghe Oscure e i panni stesi della Forcella, sandali di templi indiani, le terrazze verdi dell'isola promessa.
Cast 5,5: il contributo della star hollywoodiana che centralizza su di se la pellicola deludente, plasticosa come in altri ruoli passati di un contrasto esistenziale solo abbozzato.
Regia 5: prestato al cinema dalle serie TV, il cinquantenne dietro la cinepresa sfoggia un paesaggismo agevolato, assenza presenza nei lunghi piani dialogati.


domenica 26 aprile 2015

Cinema italiano/Incontro d'amore



Sceneggiatura 5: tentativo, il mix di softcore (lasciato a triviali scene da camera) e intrigo (con il giallo risolto in partenza) mal riuscito in entrambe le componenti.
Scenografia 6: tetti di Roma in zona Eur, poi le arcinote 'staples' dell'isola buddista tra onde in lontananza, pareti verdi terrazzate e templi verticali di batik e fotocamere old style. 
Cast 5,5: sensuale e a volte decollata, Laura Antonelli impregna di sottile desiderio una pellicola sprecata, peccato l'aura di razzismo mistico che scarta le bellezze locali.
Regia 5,5: versione originale, il Liberatore fa grande uso dello zoom, ad avvicinare esotismi ed erotismi, manca una prospettiva realistica al mistero dilapidato dal sangue fiottante del 1970.

sabato 25 aprile 2015

Horrorland/Kuntilanak



Sceneggiatura 6: nulla di diverso dal cliché abusatissimo dell'horror asiatico, il fantasma-demone, una casa infestata, un gruppo di giovani amici in difficoltà.
Scenografia 6: North Jakarta di motel e vecchie dimore in legno, auto piovute dai 70's americani, il buio come costante imprescindibile (di budget all'osso e albe di riprese).
Cast 6: è sempre un'immagine distorta nella sua propensione filo-occidentale quella che emerge dalle pellicole di genere, i visi candidamente splendidi delle protagoniste femminili.
Regia 6: Rizal Mantovani, una garanzia di due sequel ed esperienza pregressa, la paura (se così la si vuol chiamare) si concentra come sempre negli ultimi pirotecnici 20 minuti.

venerdì 24 aprile 2015

Cinema giapponese/Furyo



Sceneggiatura 7,5: scontro tra culture monopoliste, l'omosessualità centrale nelle dichiarazioni sottintese, il rifiuto della diversità in armi, scambi di auguri o passioni represse.
Scenografia 7: spazio senza tempo come in altre pellicole sospese nel limbo di una guerra disumana, le angherie del campo di prigionia, la terra dell'esecuzione, il flash-back della verde Inghilterra.
Cast 7,5: Takeshi Kitano in un ruolo impegnativo di esordi comici messi da parte, bella ed espressiva la maschera glaciale del Bowie, Sakamoto e l'harakiri, Conti e la mediazione. 
Regia 8: fantastico testamento anticipato oshimiano, la lentezza del cambio di scena del teatro nipponico, le pedine che si muovono su un terreno già deciso dal fato ineluttabile.

domenica 19 aprile 2015

Cinema americano/Krakatoa




Sceneggiatura 6: il kolossal e il 1969, la percezione ingenua della natura selvaggia, i teatrini di cartapesta esoticamente figurata a contornare personaggi dai comportamenti prevedibili, un disaster movie comunque riuscito.
Scenografia 6: fondali disegnati di missioni cristiane alquanto datate per concetto e architettura, voli d'uccello negli studi di Cinecittà, gli effetti speciali dell'epoca nell'eruzione pirotecnica.
Cast 6,5: un cartellone principesco di nobili italiani, marinai coraggiosi, dame altere dell'alta società e qualche errata concessione geografica (in aggiunta al macroscopico granchio nel titolo) alle etnie asiatiche dal filippino al cinese.
Regia 6,5: schermo diviso in un'intro ipnotica, tempi da mare in calma piatta tra ammutinamenti, bevute e balli di gala, l'avventuroso finale a compendiare il classicismo nemmeno troppo manieristico dell'oriente immaginato.