Un'esperienza da fare tutta d'un fiato...il nome del resto è noto.
Sceneggiatura 7-: ex operaio di fonderia sordomuto cerca rene per sorella incestuosa, l'intrecciarsi di più vendette a mettere in moto un seguito di tragedie annunciate e centellinate, di violenza e drammaticità esasperate, per un quadro comunque un po' troppo lineare.
Scenografia 7: Seoul di quartieri benestanti, sottoscala di trafficanti d'organi, giardinetti condominiali a canzoncine contro il comunismo, greti di sassi pittorici.
Cast 7: perfettamente cinica l'attivista radicale di sinistra, stabilmente instabile l'uomo dai capelli verdi, a ondate emotive l'ex presidente d'azienda.
Regìa 7,5: prevalgono le riprese artistiche nella prima metà di riproduzioni su tela, shots brevissimi alternati a piani sequenza moderati, l'arte nel rovesciamento delle prospettive, dilatata dai tempi eccessivi nel trascinato finale.
Sceneggiatura 7,5: un noir in piena regola lievemente spruzzato di surrealismo, quindici anni sono tanti da passare in una stanza senza un perché, rapimenti e incesti ancora dietro l'angolo del precedente episodio, una vendetta incompiuta a spezzare le ali di un epilogo ambiguo esageratamente da signore degli anelli.
Scenografia 7+: grattacieli Crow-like alternati alla consapevolezza di un passato contadino, attici di pareti semoventi e gabbie di galline.
Cast 6,5: il protagonista e il suo spietato carceriere, personaggi improbabili a cui è oggettivamente difficile dare vita cinematografica reale. Splendida Kang Hye-jeong.
Regìa 8,5: zampilli di luce registica a ogni occasione, le morti immaginate del protagonista, le luci del sushi bar (che darà nascita alla pasticceria dell'episodio successivo, n.d.b.), una mano e un album di fotografie a pacco regalo, la prigione più grande della consapevolezza.
Sceneggiatura 7: la vita quotidiana di un carcere femminile coreano, rivissuta da chi si incontra in libertà, sullo sfondo di una vendetta solo patinatamente spietata, tra figlie di ritorno dall'Australia alcolica e preti delusi dalla bontà cristiana degli ombretti rossi.
Scenografia 6,5: la nevicata finale sulle mura di Seoul è un must-see che vale anche a complemento delle poche altre immagini scenografiche della pellicola.
Cast 7: convincente Lady Vendetta, carità religiosa in prigione, odio sfrenato nelle strade notturne di Seoul, ma toppano molti dei comprimari assassini.
Regìa 8: messa in scena artisticamente perfetta, flash back a iosa, un pizzico di surrealismo e quadri semoventi, ma la drammaticità non è resa con la maestria dell'episodio precedente, nel vano prevalere della forma sulla sostanza.
Ci sono rapimenti buoni e rapimenti cattivi (cit.)
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