Sceneggiatura 5: per sua stessa ammissione, Munzi non vuole screditare l'immigrazione inscenando il teorema dell'integrazione impossibile. Ma allora la giusta morale parificatrice delle due ignoranze del ricevente e del ricevuto risulta eccessivamente sbilanciata a sfavore dei secondi, con gaudio magno di Gentilini & c.
Scenografia 10: finalmente una pellicola in grado, da sola e abbondantemente, di raccontare l'indicibile degrado dell'Italia dell'era wikipediana, di stranieri che traslocano le proprie abitudini in loco nell'indifferenza di amministrazioni corrotte e criminalità autoctona. Locations perfette in una Torino ammuffita, dalla casa di ringhiera di radio arabe e preghiere del venerdì ai bar in legno sulle statali di fumi alcolici e righe di neve. Persino la Liguria ridotta a un amaro al bancone. GREAT JOB!
Cast 6: Cassetti perfetto padre degenere di razzismo e dipendenze, promosso l'esordiente Cosma nel ruolo del fratello minore, meno convincenti gli altri.
Regìa 7: il cinema francese traspare nella violenza delle tematiche e nella negatività di ogni singolo personaggio, il promettente regista romano pure avvezzo alle immagini statiche di certe pellicole agghiaccianti del Far East. La mattanza pavoniana finale assolutamente memorabile per i rumori degli spari fuori campo e l'esito incerto del confronto.
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