Sceneggiatura 7+: miseria economica e ricchezza di spirito, binomio dai saldi fondamenti cinematografici in un'India depauperata del sitar nelle bidonvilles di Mumbai e nelle orde di turisti autoctoni dell'Uttar Pradesh, tra la tragica attualità degli scontri interreligiosi dal doppiaggio sbagliato. L'idea delle 12 domande che trovano risposta in un passato di espedienti può sembrare geniale ma perde incisività presto, un finale drammaticamente commovente rovinosamente trascinato in happy end per portare a casa qualche statuetta in più.
Scenografia 7,5: Bollywood e Agra, questo è il subcontinente, tra la spazzatura impellente e i condomini di speculazioni edilizie gomorriane nel ben noto calderone di odori e colori, oscar meritato per Victoria Station.
Cast 7: l'antipatico Anil Kapoor si lava le mani dei milioni di rupie di un format a tutti famigliare, disprezzo e delusione evidenti nella maschera televisiva. L'esordiente Patel fa il suo senza picchi, così come la conturbante Freida Pinto (I once had Indian girlfriend, n.d.b.).
Regìa 7,5: Danny Boy mette in scena un'opera moderna con tutti i crismi del capolavoro inedito, dall'ambientazione fascinosa e sconvolgente ai parallelismi di un plot a ondate emotive. L'Academy award premia originalità e buone intenzioni, ma l'ex ragazzo di Trainspotting fa tracimare di ridondanza il suo piccolo gioiello, troppe tematiche in una sola storia, dai pregiudizi castali alla tratta dei bambini, dalla love story maledetta al trionfo del caso, lasciando di conseguenza tutte le problematiche solo in superficie.
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