venerdì 18 gennaio 2013

Il mito Carné/Amanti perduti



Sceneggiatura 6,5: omaggio all'era d'oro del teatro, con toni esageratemente prolissi, convenzionali e leggeri, tra le diverse sfaccettature delle quinte parigine.
Scenografia 6: cartonati ovvi di scarso realismo, taverne dai tavoli in legno, dimore arabeggianti, artisti di strada universali di un'era che fu, tronchi di briganti, palchi timidi.
Cast 7: personaggi realmente esistiti al di fuori del più improbabile, ingenuità che cola e amoreggiamenti superficiali, sostiene la pellicola (da sola, n.d.b.) Arletty nella sua migliore interpretazione.
Regia 6,5: il fuori scena dell'omicidio finale un'incompiuta affrettata, le scene di strada di ripetitiva mancata incisività, i palcoscenici teatrali svuotati della magia di loggioni ordinari e riprese banali, l'affresco complessivo ben riprodotto senza alcuna punta artistica.

mercoledì 16 gennaio 2013

Il mito Rossellini/Germania Anno Zero



Sceneggiatura 8: dramma di purezza avvelenata nella contaminazione ambientale, l'azzeramento del titolo si intende (anche) per un'umanità unicamente capace di redimersi nel rimorso di teatralità brutali.
Scenografia 9: fenomenali carrelli panoramici in una Berlino riconoscibile a stento, un paio di monumenti iconici, di distruzione e documenti storici a posteriori di assoluto valore.
Cast 7: lingua originale autoctona, livello medio disomogeneo con rese ottimali (urla di morte, scivoli di preamboli) e altre più zoppicanti (maestri pedofili, ex nazisti su e giù per i tram).
Regia 7: grandissima suggestione viene dall'ambientazione spettralmente inusuale, ma al di là della climax finale tra omicidio e suicidio, la vicenda delle intenzioni rimane un po' troppo in superficie.


lunedì 14 gennaio 2013

Horrorland/Paura




Sceneggiatura 6-: sufficienza politica per un horror paradigmatico con tanto di case vuote settantiane e segregazioni dei duemila, le citazioni di Bava (omaggiato anche dall'università) si sprecano portando alla sufficienza un plottino semplice semplice con un cattivo indistruttibile e un twist scontato.
Scenografia 6,5: anche negli interni si scoprono riferimenti ai maestri della paura tricolore, salotti a vista e giardini che sconfinano nel bosco, intro romana azzeccata per panoramiche e musiche.
Cast 6-: un altro livello rispetto alla normale amministrazione del genere, tre personaggi reali di vite vissute e atteggiamenti proporzionali, un Servillo lucidamente folle.
Regia 6,5: merce rara, il sentimento del titolo si propaga diffusamente per buona parte dell'attendismo iniziale e della mattanza da secondo tempo, lo splatter valore aggiunto di teste da baciare.


domenica 13 gennaio 2013

65th Cannes Film Festival/Haneke




Sceneggiatura 8: l'amore come ultimo baluardo, senza difese, nei confronti della malattia che tutto annulla e distrugge, di gesti estremi a dettagli curati e una lunga discesa di quotidianità improvvisamente opprimenti.
Scenografia 7: spazi resi più angusti da una cinepresa occludente, cucine di attacchi fedifraghi e salotti di accoglienze passate, Parigi intuita di case bianche e autobus notturni.
Cast 8: sorprendente il vecchio del grande cinema francese, 82 anni di dedizione e soffocamento, lucidità permanente e rabbia repressa, la Riva premiata dagli ineccepibili sintomi.
Regia 9: cinema magistrale, dalle capacità espressive infinite (si pensi alla scena iniziale della platea che segue lo spettacolo), nella gradazione discendente di più tonalità di dolore fino al sogno bellissimo che libera e riunisce i due protagonisti.


sabato 12 gennaio 2013

65th Cannes Film Festival/Im Sang-Soo




Sceneggiatura 6,5: sequel temporale di The Housemaid che mantiene quasi inalterate le atmosfere lugubremente ispirate di sesso torbido e denaro da affari sporchi, suicidi e omicidi a spirale, ambienti lussuosi e personaggi di ghiaccio.
Scenografia 6,5: bellissimo il finale con la pioggia di Manila, si sorvola un po' sulla nuova celebrità di Gangnam tra luci notturne e quartier generali, strade di ciliegi e divagazioni marittime.
Cast 7: gli occhi che uccidono, il letto della vendetta, le rughe della consapevolezza, la bocca aperta dell'umiltà, la pochezza delle intenzioni, l'annullamento dei sentimenti.
Regia 7: impossibile negare la classe di Im Sang-Soo, perso a rincorrere fantasmi passati con classe immutata di ralenti e accelerazioni, la somiglianza eccessiva con l'opera precedente un limite accessorio.